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Questa sezione ha lo scopo di raccontare il Progetto Fai la differenza, c'è... attraverso parole e immagini.

La temperatura globale da evitare + 2°C

La questione del cambiamento climatico è ormai uno degli argomenti più dibattuti in assoluto, un’emergenza planetaria che sembra inarrestabile. Nonostante l’impegno di 195 Paesi che nel settembre del 2015 hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C, quello a cui assistiamo ogni giorno a livello ambientale desta molta preoccupazione. Il 2020, secondo gli studi di scienziati ed esperti, è stato l’anno più caldo di sempre. Le restrizioni che si sono rese necessarie per limitare la diffusione del coronavirus, hanno da una parte ridotto notevolmente le attività produttive dell’uomo ma dall’altra, non è stato possibile vederne i benefici se non nel corso del lockdown durante i mesi di marzo e aprile del 2020. Il pianeta continua a surriscaldarsi, ed è quindi arrivato il momento di agire come mai prima di ora. Le conseguenze nel raggiungere quell’infausto traguardo di + 2°C, sarebbero devastanti per l’ambiente e per l’uomo. Il riscaldamento globale, è in gran parte causato dall’alta concentrazione di anidride carbonica nell’aria prodotta dalla liberazione di CO2 fossile.

I green influencer

Con l’avvento del web 2.0 e i social network, è iniziata una nuova era di interconnessione tra le persone. Il passaggio epocale da forme di comunicazione più statiche come la televisione, la radio e la carta stampata, a quelle più dinamiche come Facebook, Instagram, Youtube, Twitter, etc., ha generato un incremento esponenziale dell’interazione a livello globale, portando alla ribalta figure note come influencer. L’influencer marketing fondamentalmente è sempre esistito, perché persone capaci di influenzare la massa o parte di essa ci sono sempre state. Mai però come negli ultimi decenni con l’accesso trasversale ad internet e ai social network. L’influencer ricopre quindi oggi un ruolo di grande importanza sociale, proprio perché in pochi secondi può inviare il proprio messaggio in ogni angolo del mondo e ricevere in tempo reale dei feedback. Dal momento che viviamo in una fase storica molto delicata che è quella della transizione ecologica e dello sviluppo sostenibile, sono diventati una grande risorsa gli influencer che si adoperano per sostenere la causa ambientale: i green influencer.

L'Agenda 2030 e i grandi centri urbani

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, ha davanti a sé delle sfide epocali. Siamo ad un terzo del percorso e, anche se molto è stato fatto, la strada è ancora lunga e complessa. L’obiettivo 11 previsto dall’Agenda 2030, prevede di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri e sostenibili. Stiamo parlando della sfida dei grandi centri urbani.
Quasi metà della popolazione mondiale vive oggi nelle grandi metropoli e, allo stesso tempo, circa 1 miliardo di persone nelle relative periferie in abitazioni fatiscenti e in condizioni a dir poco precarie. E’ altresì da considerare che l’alta concentrazione di persone nelle grandi citta, determina un enorme consumo di energia causando un’elevatissima emissione di sostanze nocive come la C02. Solo considerando questi due importanti fattori, uno sociale e l’altro ambientale, è evidente quanto sia necessario accelerare verso una trasformazione radicale dei grandi centri urbani non solo in Smart City, ma in comunità eque dal punto di vista sociale.

La salute è un investimento e non un costo

L’economista, saggista statunitense e Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, afferma che: “Sviluppo non è uno strumento per aiutare poche persone ad arricchirsi. Significa trasformare le società, migliorare la vita dei poveri, dare a tutti una possibilità di successo e garantire a chiunque l’accesso ai servizi sanitari”. Niente di più vero.
Ormai siamo abituati a sentire parlare di tagli alla sanità da parte dei governi e delle amministrazioni locali e, allo stesso tempo, di riduzione degli investimenti nell’ambito delle strutture pubbliche di questo settore. Quando lo Stato ha bisogno di risparmiare e di fare “cassa”, il comparto sanitario e quello dell’istruzione sono sempre stati quelli più vessati. I risultati di questa visione per nulla lungimirante, si sono quanto mai visti in occasione dell’emergenza legata al Covid-19. Ogni euro speso in meno per la salute negli anni passati, ha generato un risparmio solo illusorio, trasformandosi poi invece in carenza di strutture e personale, in una maggiore spesa sanitaria, in servizi non all’altezza delle situazioni e in una coesione sociale fortemente pregiudicata.

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