L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, è il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Nel complesso, l’Agenda prevede il raggiungimento di 17 obiettivi che toccano temi legati al salvaguardia dell’ambiente, ai diritti umani, ma anche economici e sociali.
Tra questi obiettivi, il numero 4 si focalizza sul diritto all’istruzione per garantire a tutti un’educazione di qualità, equa e inclusiva. Questo traguardo può essere raggiunto solo attraverso la volontà dei governi e delle istituzioni nel mettere in atto importanti investimenti economici, allo scopo di garantire uno sviluppo infantile di qualità, l’accesso equo all’istruzione, l’innalzamento dell’alfabetizzazione, il potenziamento delle strutture dedicate all’istruzione, la diminuzione dell’abbandono scolastico.
Al fondamentale contributo che si chiede alla politica per risolvere i problemi legati alla questione del diritto all’istruzione, si rivela di grande importanza quello di molte figure influenti al di fuori delle istituzioni, che si prodigano costantemente per il raggiungimento dell’obiettivo 4 dell’Agenda 2030. Tra queste non si può non menzionare la giovane attivista pakistana Malala Yousafazi.
La storia di Malala Yousafzani
Originaria di Mingora in Pakistan, Malala Yousafzani è una giovane ragazza di 25 anni che si è distinta, fin da giovanissima, per il suo impegno per garantire il diritto all’istruzione dei bambini e i giovani dei paesi musulmani. Non ancora maggiorenne, denunciò il caos che regnava nella città in cui viveva e i roghi delle scuole femminili provocati dai talebani. Nel 2012, un militante estremista talebano le sparò alla testa mentre stava salendo sullo scuolabus. Un gesto folle contro il suo impegno nella lotta per il diritto all’istruzione e contro le disuguaglianze. Sopravvissuta all’attacco, Malala venne trasferita nel Regno Unito dove non solo venne curata, ma proseguì i suoi studi.
Nel 2013 tenne un discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York davanti ai leader mondiali, nel quale parlò dei diritti negati alle donne nel suo paese, spiegando come l’istruzione fosse l’unica soluzione per combattere le disuguaglianze. Per il suo costante impegno nella lotta per il diritto all’istruzione, è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2014 a soli 17 anni, con la seguente motivazione: “Per la battaglia contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’educazione”.