Contesteco Exhibition 2026

Dall’11 luglio al 9 settembre 2026
In esposizione presso il Centro Commerciale Euroma 2
CONTESTECO EXHIBITION le personali collettive

Dal 16 luglio al 9 settembre 2026
In esposizione presso il Centro Commerciale Euroma 2
OBIETTIVO TERRA

Dal 16 settembre al 15 ottobre 2026
le opere di CONTESTECO EXHIBITION
saranno in esposizione presso il Centro Commerciale Domus

Accanto alle opere in concorso di CONTESTECO 2026 – il contest d’arte e design "eco-oriented" nato sul web – gli spazi del Centro Commerciale Euroma 2 e del Centro Commerciale Domus ospiteranno anche CONTESTECO EXHIBITION, una rassegna dedicata a opere fuori concorso che, attraverso molteplici linguaggi artistici, raccontano e promuovono i valori della sostenibilità.
In continuità con le esperienze sviluppate negli anni dal progetto “Fai la differenza, c’è…”, e grazie a un network attivo da oltre un decennio, l’iniziativa si propone di contribuire alla diffusione di una cultura condivisa della sostenibilità. Un percorso costruito insieme ad artisti e appassionati di riciclo creativo, uniti da una visione comune e impegnati nel coinvolgere pubblici diversi – dai più giovani agli adulti, fino a educatori e operatori culturali – attraverso esperienze capaci di stimolare creatività e consapevolezza.

Attraverso il linguaggio universale dell’arte, CONTESTECO EXHIBITION mira a promuovere comportamenti in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, valorizzando al tempo stesso il ruolo del welfare culturale come strumento di benessere individuale e coesione sociale.

All’interno dell’esposizione sono previste:

- una selezione di opere, sia personali che collettive, realizzate da artisti del riciclo creativo, scelte tra le più rappresentative delle loro produzioni; tra gli artisti possiamo evidenziare le presenze di Bixsio, Enrica Capone, Mirko Mauro, Antonella Pirozzi, Mauro Pispoli, Napoleon Alberto Romualdo.

inoltre
Dal 16 Luglio al 9 Settembre
sempre nel Centro Commerciale EUROMA 2

Un’accurata selezione di immagini dal concorso fotografico nazionale “Obiettivo Terra” ― promosso ogni anno dalla Fondazione UniVerde, dalla Società Geografica Italiana e da Federparchi ― compone la mostra “Paesaggi Agricoli delle Aree Protette d’Italia”.

L’esposizione, frutto della consolidata collaborazione con “Fai la differenza, c'è... alla ricerca della sostenibilità - il Festival ” alla sua VII edizione e con il Centro Commerciale Euroma2, accompagna gli spettatori in un viaggio attraverso i volti rurali, storici e naturalistici della nostra Penisola, con l’obiettivo di svelare ed esaltare la realtà agricola, presidio insostituibile dei territori, incoraggiando un turismo responsabile e rispettoso dei luoghi, delle tradizioni e della straordinaria biodiversità custodita dalle Aree Protette.
La mostra è un’esplorazione profonda e suggestiva del millenario rapporto tra il paesaggio e l’essere umano, suo ancestrale custode, in cui la natura e il lavoro di mani instancabili e sapienti non si contrappongono, ma si fondono in un perfetto equilibrio dinamico. Ogni istantanea immortala un frammento di questo variegato mosaico di colori, sfumature, storie: 20 scatti che si fanno racconto, respiro e memoria.
Il viaggio si snoda dalle vette silenziose e imbiancate, dove s’incontrano pascoli d’alta quota, per poi scendere lungo i ripidi sentieri della transumanza, antica via di vita e transito. La narrazione visiva celebra gesti antichi: dalla pazienza delle donne impegnate nella cernita delle lenticchie, passando per la fiera complicità tra i pastori e le proprie greggi, lo sguardo si posa sulle mani nude, segnate dai ritmi della terra e protettive verso i suoi frutti più preziosi.
C’è spazio per la meraviglia dell’archeologia che si staglia contro tramonti scenografici; l’architettura dei terrazzamenti, capolavori di ingegneria rurale, e ancora, le morbide colline “pettinate” dall’aratura o le antiche pietre delle costruzioni costiere che guardano il mare.
Una selezione di immagini che si unisce idealmente alle celebrazioni del 2026 proclamato dalle Nazioni Unite “Anno internazionale della Donna Agricoltrice” e “Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori” e racconta storie di resilienza, tradizioni e grazia immutate. Un invito a riscoprire l’Italia delle Aree Protette con uno sguardo nuovo, nella consapevolezza che custodire i paesaggi agricoli significa preservare la biodiversità, la cultura e l’identità del nostro Paese.

E ancora
Dal 24 luglio al 15 ottobre 2026,
negli spazi del Centro Commerciale DOMUS di Roma
il Festival presenta
"‘O Post Mio", la mostra fotografica di Francesca Leonardi.

Attraverso un intenso percorso fotografico, la mostra racconta una storia di resilienza, dignità e riscatto, offrendo ai visitatori uno sguardo autentico sulle profonde connessioni tra persone, territorio e sostenibilità sociale. Scopri di più nell’articolo.

Francesca Leonardi e il racconto fotografico di una storia di vita e resilienza 

Francesca Leonardi è una fotografa documentarista con base a Roma che da anni sviluppa progetti a lungo termine dedicati alle relazioni tra i luoghi e le persone che li abitano. Dopo aver iniziato il proprio percorso negli Stati Uniti, dove si è formata presso il South Florida Art Center di Miami e l'International Center of Photography di New York, ha consolidato una ricerca fotografica orientata al racconto umano e sociale.
Collabora con importanti organizzazioni non governative come Save the Children, Amnesty International e Greenpeace, mentre dal 2010 il suo lavoro editoriale è distribuito dall'agenzia fotogiornalistica Contrasto. Dal 2023 affianca all'attività di fotografa quella di docente, conducendo laboratori di educazione allo sguardo e tecnica fotografica con EMERGENCY e in numerosi istituti scolastici della provincia di Roma. I suoi reportage sono stati pubblicati da autorevoli testate italiane e internazionali, tra cui L'Espresso, Internazionale, Io Donna, Marie Claire, The Independent, The Wall Street Journal e Die Zeit.

La mostra "‘O Post Mio" al Centro Commerciale Domus

La mostra "‘O Post Mio" rappresenta uno dei lavori più significativi di Francesca Leonardi. Nata da un progetto fotografico sviluppato nell'arco di otto anni, racconta la vita di Claudia, una donna che vive con le figlie all'interno del Parco Saraceno, nel Villaggio Coppola di Castel Volturno, un luogo simbolo delle contraddizioni urbanistiche e sociali del territorio.

Attraverso immagini intime e potenti, Francesca documenta il percorso umano di Claudia, una donna segnata dalla violenza, dalla povertà e dall'emarginazione, ma animata da una straordinaria forza interiore e dal desiderio di costruire un futuro migliore per le proprie figlie. La sua storia diventa così il riflesso del territorio che la circonda: un luogo dalla straordinaria bellezza naturale, profondamente trasformato dalle scelte dell'uomo, ma ancora capace di suggerire possibilità di rinascita.
Il progetto racconta anche il percorso personale della fotografa, che nel corso degli anni ha instaurato con Claudia un profondo rapporto di fiducia e amicizia, trovandosi a confrontarsi con le sfide etiche del fotogiornalismo documentario e con il delicato equilibrio tra osservare, raccontare e intervenire. Un viaggio umano e professionale che rende "‘O Post Mio" un'opera di grande intensità emotiva, capace di coinvolgere il pubblico ben oltre la semplice osservazione delle immagini. Di seguito una riflessione della Leonardi:

"È stato amore a prima vista." - dice Francesca - "Quando Claudia mi ha raccontato la sua storia, ho capito che attraverso di lei avevo l'opportunità di mostrare come un territorio possa determinare la vita di una persona. Claudia è stata "venduta" dalla madre a 16 mesi. Ritrovata dalla nonna presso una famiglia a Modena, a 14 anni finisce in una comunità per minori a rischio. Qualche anno dopo, la vita la porta a incontrare il padre delle sue due figlie, un "tuttofare" della Camorra che la abbandona poco dopo la nascita dei bambini per andare in prigione. In questi otto anni, tra me e Claudia si è instaurata un'amicizia speciale. 
Questa intimità mi ha permesso di entrare nella sua vita come mai prima d'ora nel mio lavoro. Ma mi ha anche posto di fronte a dei dilemmi. Soprattutto quando l'ho vista costruire una relazione violenta con l'uomo con cui ha avuto il suo terzo figlio. Di fronte ai loro litigi violenti mi sono chiesta cosa fosse giusto fare: documentare o intervenire?"

Dal progetto sono nati anche un libro fotografico, pubblicato da Postcart, e l'audio-documentario "Il mio posto", realizzato insieme alle curatrici del programma TreSoldi di Rai Radio 3 e disponibile su RaiPlay Sound.

In occasione dell'esposizione che viene inaugurata il 24 luglio, Francesca ha voluto condividere un messaggio di ringraziamento: "Grazie di cuore al progetto Fai la Differenza, c’è… Alla Ricerca della Sostenibilità - Il Festival e al Centro Commerciale DOMUS per aver scelto e voluto ospitare la mostra fotografica di ‘O Post Mio, un progetto per me molto importante. Un grazie a tutte le persone che passeranno a visitare la mostra e s'immergeranno nella storia di Claudia e della sua famiglia."

La mostra sarà visitabile tutti i giorni dal 24 Luglio al 15 Ottobre dalle ore 10:00 alle ore 21:00 presso il Centro Commerciale DOMUS, in Via Vittorio Ragusa 120, Municipio Roma VII.

L'ingresso è libero e rappresenta un'occasione per lasciarsi coinvolgere da un racconto fotografico intenso e profondamente umano, capace di trasformare l'arte in uno strumento di riflessione, consapevolezza e dialogo sui temi della sostenibilità sociale e della dignità delle persone.

Dal 16 Settembre al 15 Ottobre
le opere di CONTESTECO EXHIBITION saranno visibili 
nel Centro Commerciale DOMUS

L'11 e il 12 Luglio invece vogliamo ricordare un'installazione urbana – realizzata in collaborazione con la Fondazione Cittadell'Arte – Fondazione Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto – ha rappresentato il contrasto dell'Arte alla violenza di genere e in particolare verso le donne e i femminicidi dal titolo 

RivestiAMOci nel Terzo Paradiso di Contesteco a Euroma2

Il Terzo Paradiso, ideato da Michelangelo Pistoletto, indica una nuova fase dell’umanità fondata sull’equilibrio tra il primo paradiso, la natura, e il secondo, costruito dall’intelligenza umana attraverso scienza, tecnologia, produzione e organizzazione sociale. Questo sistema ha generato grandi progressi e nuove possibilità, ma anche squilibri che richiedono oggi una rinnovata responsabilità collettiva.

A Euroma2, Contesteco e Cittadellarte interpretano questo principio attraverso un’installazione partecipativa del segno trinamico del Maestro, formato da tre cerchi consecutivi che rappresentano l’incontro degli opposti e la nascita di una nuova realtà. Il simbolo è tracciato sul pavimento con cassette di legno della frutta recuperate, che richiamano il ciclo della terra e del cibo e, con esso, il rapporto tra produzione, distribuzione e consumo quotidiano.

In questo intreccio si riflette indirettamente anche il sistema contemporaneo dei consumi, in cui le scelte legate all’alimentazione, all’abbigliamento e ai modelli produttivi appartengono a una stessa rete di relazioni. Le modalità di consumo attuali incidono non solo sulla dimensione sociale e culturale, ma anche sugli equilibri ambientali e sulle risorse naturali, mostrando come ogni gesto di acquisto sia parte di un sistema più ampio e interconnesso. Le cassette sono progressivamente colmate da abiti usati grazie al contributo dei visitatori che, conferendo i propri indumenti, entrano direttamente nel processo dell’opera e ne diventano parte attiva. In questo gesto consapevole l’installazione si trasforma nel tempo in un processo collettivo che unisce riuso, relazione e responsabilità condivisa. Gli abiti diventano materia simbolica del modo in cui, attraverso ciò che indossiamo, costruiamo identità e appartenenze, attribuendo valore agli oggetti e ai linguaggi che ci definiscono. Non si tratta di una critica alla moda, che rimane una forma di creatività e innovazione culturale, ma di una riflessione sui condizionamenti che orientano le nostre scelte.
La riflessione si concentra sul rapporto tra libertà e consapevolezza, invitando a interrogarsi su quanto le nostre scelte siano realmente autonome e su come i modelli proposti dalla società dei consumi possano influenzare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. Gli abiti diventano così occasione per riflettere sul valore delle scelte quotidiane e sulle conseguenze che esse producono ben oltre la sfera individuale. Gli indumenti raccolti nell’opera raccontano il tempo, l’uso, la trasformazione e la possibilità di una nuova vita. Da oggetti destinati a esaurire rapidamente il proprio ciclo diventano testimonianza del valore delle risorse e della possibilità di rigenerarle, ricordandoci che ciò che consideriamo scarto può trasformarsi in risorsa quando viene reinserito in un processo di cura e relazione. La collocazione dell’installazione contribuisce al suo significato, un centro commerciale, richiama simbolicamente il ciclo che collega approvvigionamento, utilizzo, cura, riuso e trasformazione. Un processo continuo nel quale il valore non risiede soltanto nell’acquisto, ma nella capacità di conservare, riparare, rigenerare e prolungare la vita delle cose. L’arte, connettore di tutti i settori della società, non offre soluzioni definitive ma crea la cornice entro cui le diverse attività umane possono riconoscersi parte di un unico sistema relazionale, secondo la formula creativa “1 + 1 = 3”, elaborata da Michelangelo Pistoletto e posta alla base della Demopraxia. In questa visione, la realtà non nasce dalla semplice somma di soggetti isolati, bensì dalle relazioni che li uniscono e alle quali tutti contribuiscono per attivare processi di trasformazione responsabile.: cittadini, imprese, istituzioni e comunità. L’idea di essere individui separati è una delle grandi finzioni della società moderna, non esistiamo come entità disgiunte. Siamo chiamati a riconoscere le connessioni già esistenti tra persone, attività e sistemi poiché quel che facciamo, scegliamo, acquistiamo, utilizziamo o condividiamo genera effetti che si estendono ben oltre la dimensione individuale. La sfida è prendere coscienza di questa interdipendenza e trasformarla in responsabilità condivisa.
Gli abiti, il cibo, il consumo, la cura, il riuso e la partecipazione diventano così espressioni di una stessa rete di relazioni nella quale ciascuno può contribuire attivamente alla costruzione di un equilibrio tra dimensione sociale, culturale, economica e ambientale: è in questo spazio di connessione che il Terzo Paradiso trova la propria concreta possibilità di esistenza.

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