Il 26 aprile 2026 è un giorno importante perché segna il 40° anniversario del disastro di Chernobyl, una delle tragedie più gravi della storia contemporanea. È un evento che ha lasciato un segno profondo non solo sull’ambiente e sulla salute di moltissime persone, ma anche sulla coscienza collettiva globale.
Oggi ricordarlo non significa soltanto guardare al passato, ma aprire una riflessione su ciò che quella tragedia ha insegnato anche in termini di sostenibilità, responsabilità e giustizia sociale. In questo percorso, emerge un aspetto che non viene spesso raccontato: il ruolo delle donne nelle fasi successive al disastro. In contesti di crisi, infatti, le disuguaglianze tendono ad amplificarsi, aprendo allo stesso tempo spazi di resilienza, cura e ricostruzione in cui le donne diventano protagoniste.
Tutto questo è in linea con il focus della VII edizione di Fai la differenza, c’è… Alla Ricerca della Sostenibilità - Il Festival: non può esserci una vera sostenibilità senza parità di genere, né futuro senza empowerment femminile.
Cosa accadde il 26 aprile 1986
Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, nell’allora Unione Sovietica, esplose durante un test di sicurezza. Alla base dell’incidente ci fu una combinazione di errori umani, difetti di progettazione e gravi carenze nei sistemi di sicurezza che provocarono una reazione incontrollata. L’esplosione e l’incendio che ne seguirono liberarono nell’atmosfera una quantità enorme di materiale radioattivo, contaminando vaste aree non solo dell’Ucraina ma anche dell’Europa.
Intere comunità furono evacuate in poche ore. La città ucraina di Pripyat, costruita per ospitare i lavoratori della centrale e le loro famiglie, venne evacuata con colpevole ritardo. Oggi è diventata un simbolo, sospeso tra memoria e silenzio, di quell’immane tragedia. Le conseguenze dell’incidente furono drammatiche e durature sia dal punto di vista sanitario che ambientale, sociale ed economico. Inoltre, è noto come questo evento abbia accelerato il collasso dell’impero sovietico. Solo tre anni dopo cadde il muro di Berlino e, nel 1991, si completò il processo di disgregazione dell’URSS.
Il ruolo delle donne nella tragedia di Chernobyl
Dopo il disastro di Chernobyl, il ruolo delle donne ucraine è stato molto più rilevante di quanto spesso viene raccontato. Accanto ai “liquidatori” (coloro che furono chiamati a ripulire la centrale dai detriti altamente radioattivi), operarono molte di loro in prima linea come infermiere, medici, insegnanti e tecniche, occupandosi soprattutto della cura dei bambini e delle famiglie evacuate.
Parallelamente, le donne hanno dovuto sostenere un lavoro fondamentale ma poco ricordato: la gestione della vita quotidiana, dell’evacuazione e della ricostruzione dei nuclei familiari, spesso in condizioni difficili e senza il supporto dei mariti ricoverati, molti putroppo poi deceduti, a causa delle radiazioni. Molte sono quindi diventate capofamiglia avendo perso il compagno, affrontando gravi difficoltà economiche nel periodo successivo al crollo dell’URSS.
Oltre all’ambito sanitario, alcune donne hanno contribuito alla ricerca e al monitoraggio delle radiazioni, mentre altre hanno continuato a lavorare nelle aree contaminate senza adeguate tutele. Nel periodo post-sovietico sono state protagoniste della resilienza sociale, creando reti di supporto e associazioni per sostenere le comunità colpite.
Il disastro di Chernobyl ha altresì evidenziato come non si sia trattato solo di un incidente dovuto a errori tecnici e umani, ma anche il risultato di un sistema decisionale chiuso, poco trasparente e scarsamente inclusivo. La qualità delle società dipende anche dal grado di inclusione nei processi decisionali. E qui il legame con la parità di genere promossa dall’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 diventa significativo. In questo senso, il collegamento con Chernobyl diventa simbolico perché:
- i sistemi meno inclusivi tendono a essere più fragili;
- le società più equilibrate sono anche più resilienti.
Dalle donne di Chernobyl alle donne ucraine di oggi: diritti, guerra e futuro
A quarant’anni dal disastro di Chernobyl, le condizioni delle donne ucraine sono molto cambiate. Nel 1986, nell’allora Unione Sovietica, vivevano in un sistema che ne limitava fortemente la libertà individuale, l’autonomia decisionale e la partecipazione reale ai processi politici e sociali. Dal 1991, anno in cui l’Ucraina ha dichiarato la sua indipendenza dall’URSS, la situazione è costantemente migliorata.
Oggi l’Ucraina è un Paese radicalmente cambiato, anche grazie a un percorso di avvicinamento ai principi europei e internazionali in materia di diritti e parità di genere. Le donne ucraine sono sempre più presenti nel mondo del lavoro, nelle istituzioni e nei processi decisionali. Tuttavia, le disuguaglianze non sono del tutto superate e, soprattutto, il contesto attuale ha riaperto nuove fragilità. Con l’invasione russa iniziata nel 2022, la guerra ha riportato il Paese in una condizione di grave emergenza che incide anche sulla vita delle donne. Infatti:
- molte sono rimaste in Ucraina, contribuendo attivamente alla difesa del Paese, anche in ruoli operativi e di supporto;
- altre hanno dovuto lasciare tutto, cercando rifugio all’estero insieme ai propri figli;
- molte si trovano ancora sul territorio ucraino a gestire da sole nuclei familiari, affrontando difficoltà economiche, sociali ed emotive.
Ancora una volta, come accadde dopo Chernobyl, le donne si trovano al centro delle crisi. Ma oggi, rispetto al passato, esiste una maggiore consapevolezza del loro ruolo e della necessità di sostenerne l’autonomia e i diritti.
In Paesi come l’Italia, l’accoglienza dei nuclei familiari ucraini rifugiati non si limita alla protezione temporanea, ma si traduce sempre più in percorsi concreti di inclusione e crescita. È in questa direzione che si inseriscono progetti come “Fai la differenza Chef! La cucina di Roma e del Lazio per dare nuove opportunità” che si è svolto nel 2025. L’iniziativa, creata in collaborazione dall’Associazione Culturale Percorsi di Crescita e Fai la differenza, c’è… Alla Ricerca della Sostenibilità - Il Festival, è nata con l’obiettivo di offrire un’opportunità concreta di formazione professionale a un gruppo di rifugiati/migranti ucraini ospitati in diversi centri di accoglienza del territorio romano.
Se Chernobyl da una parte ha evidenziato le disuguglianze e ha insegnato quanto le crisi possano rendere invisibili alcune fragilità, il presente ci chiede - con tutte le sue contraddizioni e criticità sociali - un maggiore impegno globale nel riconoscerle e trasformarle in occasioni di cambiamento. Perché la vera sostenibilità si costruisce anche così: non lasciando indietro nessuno e investendo sulle persone, sulle competenze e sulla dignità.